




{"id":6085,"date":"2023-10-23T16:51:03","date_gmt":"2023-10-23T14:51:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.zelt-lab.eu\/?p=6085"},"modified":"2024-07-25T16:22:25","modified_gmt":"2024-07-25T14:22:25","slug":"sulla-traduzione-collettiva-di-un-romanzo-di-zsuzsanna-gahse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.zelt-lab.eu\/de\/theorie-der-literarischen-uebersetzung\/sulla-traduzione-collettiva-di-un-romanzo-di-zsuzsanna-gahse\/","title":{"rendered":"Sulla traduzione collettiva di un romanzo di Zsuzsanna Gahse"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Intervista ad Anna Ruchat, direttrice e ideatrice del corso di traduzione editoriale (CTE) promosso dalla Casa della Letteratura di Lugano, sull\u2019avventura della traduzione (per mano di sei traduttrici!) di\u00a0<em>Taccuino delle scribacchiature del sud<\/em>, con una domanda finale alle traduttrici.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Per cominciare vorrei sapere perch\u00e9 ha scelto Zsuzsanna Gahse per questo primo ciclo. C\u2019entra il Gran premio svizzero di letteratura di cui \u00e8 stata insignita nel 2019 o \u00e8 un\u2019autrice che seguiva gi\u00e0 prima?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho conosciuto Zsuzsanna nel 2009 in occasione degli&nbsp;<em>Innsbrucker Wochenendgespr\u00e4che<\/em>&nbsp;sul tema&nbsp;<em>L\u00fcge und Missverst\u00e4ndnis<\/em>: siamo state insieme, con altri autori, per una settimana. Abbiamo letto a voce alta i testi che avevamo preparato e il suo modo di scrivere mi ha colpito subito e da allora ciclicamente mi sono riproposta di tradurla. Nel 2019 ero presente alla premiazione e il suo discorso ha confermato ancora una volta per me (se ce ne fosse stato bisogno) lo spessore intellettuale e culturale di questa figura che, per converso, attraversa le culture e le lingue europee con la leggerezza di un funambolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Cosa le piace particolarmente della sua scrittura?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La cosa che pi\u00f9 mi piace della scrittura di Zsuzsanna Gahse (e lo dico da traduttrice) \u00e8 la precisione: ogni frase ha un suo proprio baricentro. Ogni parola ha un senso inequivocabile che magari non corrisponde al primo significato nel vocabolario. Un senso che va cercato scavando nel testo, cercando conferme, stando sempre pronti a ricredersi nel caso in cui, qualche pagina pi\u00f9 in l\u00e0, la stessa parola venisse chiarita da un contesto diverso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Anche se \u00e8 stata tradotta poco, mi viene da pensare che molti libri della Gahse sembrano scritti \u201cappositamente\u201d per essere tradotti, soprattutto all\u2019interno di un corso come il suo, dove il lavoro \u00e8 per natura collettivo: intelligenti, non troppo lunghi, spesso lontani da schemi narrativi tradizionali, suddivisi in frammenti narrativamente abbastanza indipendenti (sul modello del diario), con uno sperimentalismo formale e stilistico sempre presente e dove non mancano mai i commenti metalessicali. Insomma, un oggetto molto stimolante per un traduttore letterario o una traduttrice letteraria\u2026.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S\u00ec, non c\u2019\u00e8 dubbio. Ha ragione. Sono libri, quelli di Zsuzsanna, a cui una traduzione collettiva di persone appassionate del e abituate al ragionamento sul testo pu\u00f2 rendere giustizia nel modo migliore. Al lavoro solitario segue infatti il confronto e anche la lettura a voce alta. In queste occasioni di lavoro collettivo l\u2019attenzione a tutte le componenti del testo si moltiplica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Perch\u00e9 proprio&nbsp;<em>S\u00fcdsudelbuch<\/em>, uscito nel lontano 2012? E non uno dei numerosi titoli usciti dopo (dal 2012, Zsuzsanna Gahse ha pubblicato circa un libro all\u2019anno)?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima che cominciasse il corso ho interpellato Zsuzsanna che ha preselezionato per me tre libri: il&nbsp;<em>S\u00fcdsudelbuch<\/em>&nbsp;appunto,&nbsp;<em>Schon bald<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>JAN, JANKA, SARA und ich<\/em>. Insieme abbiamo deciso che&nbsp;<em>S\u00fcdsudelbuch<\/em>&nbsp;era quello che meglio si adattava a una traduzione collettiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Taccuino delle scribacchiature del sud<\/em>: presumo che la scelta del titolo sia stata oggetto di discussioni. Ci sono state altre proposte? Se s\u00ec, perch\u00e9 alla fine avete optato per questa traduzione abbastanza letterale?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019inizio, anche su indicazione dell\u2019autrice, che sottolineava l\u2019aspetto ambiguo tra disegno e scrittura cui fa riferimento il Sudelbuch, avevamo pensato a \u201cschizzi\u201d, \u201cscarabocchi\u201d, che per\u00f2 in italiano rimandano entrambi pi\u00f9 che altro al disegno, mentre il primo riferimento fa capo a Georg Christoph Lichtenberg e ai suoi taccuini. Nella parola usata da Gahse c\u2019era quindi per un verso l\u2019idea di una prima stesura e per l\u2019altro il riferimento alla satira, all\u2019ironia di cui Lichtenberg \u00e8 stato maestro. La parola&nbsp;<em>scribacchiature<\/em>&nbsp;non riprende una tradizione (si poteva forse osare \u201cZibaldone del sud\u201d ma lo trovo un po\u2019 troppo serioso), ma salva l\u2019ironia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il libro \u00e8 frutto di un lavoro eminentemente collettivo. Lo hanno infatti tradotto Paola Celio, Cristina Costantini, Gabriella Motolese, Patrizia Ruth Pancaldi, Bettina Ricceri, Stefania Siddu, che hanno partecipato attivamente al suo primo corso di traduzione editoriale (CTE) , svoltosi tra l\u2019autunno 2021 e la primavera 2022.<br>Ci pu\u00f2 dire in poche parole come vi siete organizzate?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La traduzione \u00e8 stata affrontata all\u2019inizio da tutte insieme durante le lezioni in presenza che si tenevano in autunno (una decina di cartelle di cui ognuna ha dato una sua versione). Questo tempo trascorso intorno al tavolo ci ha permesso di ascoltare insieme la voce della Gahse (letta frase per frase a voce alta), di ragionare su registro e sintassi, insomma di cominciare ad \u201caccordare gli strumenti\u201d. Uno dei compiti principali di chi conduce il corso in questa prima fase consiste nel rimuovere le \u201cregole\u201d che le traduttrici hanno assimilato negli anni, gli \u201cautomatismi\u201d, perch\u00e9 una scrittura come questa chiede che si giochi con la lingua, che si inventi, che si sia pronti a rinunciare alla \u201cscorrevolezza\u201d intesa come diktat del traduttore (e dello scrittore) contemporaneo. Dopo di che abbiamo suddiviso il libro in sei parti e ogni traduttrice ha cominciato a lavorare alla propria, che sempre si sovrapponeva per qualche pagina a quella della traduttrice successiva. Finita la traduzione sono cominciate le revisioni reciproche: la prima rivede la seconda che rivede la terza ecc. Al termine di ogni revisione ci si vedeva su Skype in tre (traduttrice, revisora e io che a mia volta avevo rivisto la traduzione), con lunghe sessioni di discussione sul testo. Finite le traduzioni e le revisioni (l\u2019ultima rivedeva la prima), tutte avevano un quadro piuttosto completo della situazione\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u2026 e non avete avuto bisogno dell\u2019autrice?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">S\u00ec, arrivate a quel punto abbiamo preparato una serie di domande e Zsuzsanna Gahse ci ha concesso pi\u00f9 di cinque ore di intensa discussione sul testo che \u00e8 stata per tutte noi una grande lezione e un punto di riferimento per le revisioni finali, in cui ciascuna ha rivisto l\u2019intero testo salvo le proprie parti e poi io ho inserito le proposte di ognuna e ho rivisto di nuovo tutto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>\u00c8 stato questo&nbsp;<em>modus operandi<\/em>&nbsp;il segreto della straordinaria unit\u00e0 di tono (ben percepibile) del libro tradotto?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019unit\u00e0 di tono, nel caso di un libro complesso come questo, \u00e8 data proprio dalla quantit\u00e0 di tempo investito nella supervisione, nelle revisioni. All\u2019inizio ero solo io quella che aveva una visione d\u2019insieme e quindi dovevo continuamente tirare le fila tra le parti, sottolineare le riprese dei diversi nuclei tematici. Verso la fine invece questa capacit\u00e0 di cogliere le \u201cstonature\u201d o le incongruenze era di tutte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Le prime scelte metodologiche si sono rivelate giuste fin dall\u2019inizio, o avete dovuto ripensare certi aspetti pi\u00f9 in l\u00e0, strada facendo?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Direi che salvo qualche fisiologico \u201caggiustamento\u201d dovuto alle caratteristiche del testo e alla configurazione del gruppo, il metodo (se di metodo si pu\u00f2 parlare) \u00e8 una pratica che ho messo a punto per vent\u2019anni alla scuola Altiero Spinelli di Milano in condizioni molto meno \u201cfavorevoli\u201d e non ha subito sostanziali modifiche. Ma ribadisco: l\u2019elasticit\u00e0, la capacit\u00e0 di adattarsi, \u00e8 la regola principale di questo mio \u201cmetodo\u201d e della traduzione letteraria in generale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Come avete gestito certe peculiarit\u00e0 formali e\/o stilistiche dell\u2019opera \u2013 penso ad esempio alle parole da non usare elencate in chiusura del libro, o alla presenza di brevi frasi dov\u2019\u00e8 decisamente la dimensione fonetica a essere in primo piano?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019elenco delle parole da non usare non \u00e8 stato particolarmente complicato, si \u00e8 trattato semplicemente di giocare con i sinonimi e poi verificare che la parola non fosse contenuta nel testo. Ben pi\u00f9 complesso (e divertente) \u00e8 stato invece affrontare le sfide di suono e di senso come&nbsp;<em>K\u00fcmmert, kr\u00fcmmt und k\u00fcmmerlich<\/em>&nbsp;e tutto il paragrafo che segue. Questi punti li abbiamo lavorati quasi tutti insieme nelle ultime traduzioni in presenza lasciandoli in sospeso finch\u00e9 all\u2019una o all\u2019altra non \u00e8 venuta un\u2019idea. E poi abbiamo lavorato su quella prima idea per espanderla su tutto il paragrafo.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">K\u00fcmmert, kr\u00fcmmt und k\u00fcmmerlich im Umfeld von K\u00fcmmel sind sch\u00f6n, und zu krumm geh\u00f6rt auch krank, was \u00dcbersetzer f\u00fcr andere Sprache nicht nachvollziehen k\u00f6nnen, der Zusammenhang<br>der W\u00f6rter bleibt eine Inselgeschichte, festgelegt auf den deutschen Hintergrund. Der \u00dcbersetzer muss auf seine Arbeit verzichten, Leerzeilen einsetzen oder einen neuen Zusammenhang in der Zielsprache erfinden. Den allerdings kann es geben. Die M\u00e4usekrautgeschichte, das Ursprungwort aus dem assyrischen Semitisch, hat sich im Ungarischen so verwandelt, dass das K\u00fcmmel-Wort an harte Kerne erinnert, und mit dem ungarischen Sprachgef\u00fchl kommt man mit dem harten Kern gut zurecht. So ist das Leben schlechthin, armselig und hart wie K\u00fcmmel. \u00dcber diesen harten Umweg w\u00e4re man wieder bei k\u00fcmmerlich angelangt. Mittelbar w\u00e4re das zu \u00fcbersetzen.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Meschino, cruccino, tapino sono belli accanto a cumino, e cruccio comprende anche crasi, cosa che i traduttori di altre lingue non possono capire, le relazioni tra le parole restano una storia insulare legata allo scenario della lingua di riferimento. Il traduttore deve rinunciare al suo lavoro, inserire righe vuote o inventare nuove relazioni nella lingua d\u2019arrivo. Ma quel contesto si pu\u00f2 ricreare. La storia della canapicchia, la parola originaria&nbsp;<em>kam\u016bnu<\/em>&nbsp;proveniente dal semitico degli Assiri, in ungherese si \u00e8 trasformata in modo tale che la parola cumino ricorda i noccioli duri e con la sensibilit\u00e0 linguistica degli ungheresi \u00e8 facile entrare in sintonia con il nocciolo duro. Cos\u00ec \u00e8 la vita per eccellenza, miserabile e dura come il cumino. Attraverso queste dure deviazioni saremmo arrivati di nuovo a meschino. Indirettamente andrebbe tradotto.&nbsp;<\/p>\n<\/blockquote>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Come devo immaginare il ruolo che ha svolto (coordinazione, mediazione, incoraggiamento, \u201ctemperamento\u201d ecc.)? A quale figura la si potrebbe paragonare?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quello che io metto a disposizione del gruppo \u00e8 la mia esperienza. Esperienza nell\u2019ambito della traduzione e, se cos\u00ec si pu\u00f2 dire, esperienza \u201cdidattica\u201d. La prima cosa \u00e8 creare nel gruppo un clima di fiducia e di scambio. Fare piazza pulita di rivalit\u00e0 e\/o permalosit\u00e0: il testo che si rivede non \u00e8 il \u201cmio\u201d o il \u201ctuo\u201d ma semplicemente il testo. Quindi il mio compito \u00e8 quello di \u201craddrizzare\u201d continuamente il tiro, sottolineare le \u201cstonature\u201d, rimuovere appunto le rigidit\u00e0. Ecco io di solito mi paragono al&nbsp;<em>Meister<\/em>&nbsp;in ogni ambito dell\u2019artigianato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Menzionava pocanzi le condizioni pi\u00f9 \u201cfavorevoli\u201d di cui godevate qui a Lugano. Al di l\u00e0 di ci\u00f2, c\u2019\u00e8 stato qualcosa di nuovo anche per lei in questa esperienza?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Presso la scuola Altiero Spinelli lavoravo, nell\u2019ambito di un normale master, con studentesse (e pochi studenti) che aspiravano a diventare traduttori per lo pi\u00f9 professionali. Il mio era uno dei tanti corsi che seguivano e durante l\u2019anno riuscivo a farle lavorare al massimo su mezza paginetta per settimana. Potevo cominciare un libro di solito solo il secondo anno e spesso solo nel secondo semestre. A Lugano invece, con un corso annuale che prevede un buon numero di incontri in presenza (insisto su questo punto perch\u00e9 la maggior parte dei corsi di traduzione letteraria oggi sono online oppure sono di brevissima durata, fatti salvi i corsi del Fusp di Rimini: \u201cTradurre letteratura\u201d che hanno una formula mista pi\u00f9 interessante), si pu\u00f2 arrivare a un risultato di condivisione effettiva e completa dell\u2019opera, in cui ognuno si sente coinvolto allo stesso modo. L\u2019esperienza luganese \u00e8 stata, in questo senso, molto diversa dalle precedenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Del suo corso presso la Casa della Letteratura a Lugano c\u2019\u00e8 stata una seconda edizione nel 2022-2023, da cui sono nate altre due traduzioni (dal francese:&nbsp;<em>Le Pas de la Demi-Lune<\/em>&nbsp;di David Bosc, sotto la supervisione di Maurizia Balmelli, e, dal tedesco:&nbsp;<em>Unglaubliche Geschichten<\/em>&nbsp;di Hermann Burger, sotto la sua supervisione).<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Si tratta di un formato che intendete riproporre nei prossimi anni?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il CTE vedr\u00e0 nel 2024 la conclusione del primo ciclo con un corso breve (gennaio-giugno) di traduzione dal tedesco focalizzato sulla poesia. Oggetto del \u201cmentorato\u201d conclusivo, fortemente voluto da Fabiano Alborghetti, direttore della Casa della Letteratura, sar\u00e0 questa volta un\u2019antologia della poesia di Erika Burkart. Dopo di che il corso riprender\u00e0 probabilmente pi\u00f9 avanti ma in altra forma.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Care traduttrici, presumo che la traduzione collettiva (in sei, o in sette se contiamo anche la direttrice Anna Ruchat, di un libro della cui pubblicazione eravate gi\u00e0 al corrente) del&nbsp;<em>Taccuino<\/em>&nbsp;di Zsuzsanna Gahse sia stata un\u2019esperienza inedita per voi. C\u2019\u00e8 un aspetto che vi ha davvero insegnato o fatto scoprire \u2013 di cui forse non eravate coscienti \u2013 e che ora invece risulta fondamentale nella vostra pratica o idea della traduzione letteraria?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Paola Celio<\/strong>: Vari aspetti mi sono pi\u00f9 chiari grazie a questa esperienza. La necessit\u00e0 di uno sguardo \u201celastico\u201d sul testo da tradurre, sulla sua globalit\u00e0, ma anche sulla singola parola (la semantica, il ruolo nell\u2019economia dello scritto ecc.); il valore del registro linguistico, aspetto su cui ci siamo interrogate spesso. Di fronte a passi in apparenza intraducibili, inoltre, la creativa perseveranza (di ognuna) si \u00e8 dimostrata risolutiva. Queste sono alcune delle buone pratiche che porto con me. Confrontarsi, collaborare \u00e8 sempre produttivo per uscire dalla nicchia del proprio idioletto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Cristina Costantini<\/strong>: S\u00ec, in effetti \u00e8 stata un\u2019esperienza del tutto nuova che mi ha dato molto. Il lavoro del traduttore \u00e8 un lavoro solitario, le scelte linguistiche che si fanno, per quanto ponderate, sono scelte decise in totale autonomia, e anche per il&nbsp;<em>Taccuino<\/em>&nbsp;in una prima fase \u00e8 stato cos\u00ec, ma poter discutere queste scelte con le colleghe mi ha fatto scoprire quanta ricchezza ci pu\u00f2 essere dentro a un testo e nella lingua. Spesso nella stessa frase ognuna di noi coglieva aspetti diversi che rendeva poi in modo diverso. Ecco, ho imparato a farmi molte pi\u00f9 domande rispetto a prima e anche a essere pi\u00f9 umile perch\u00e9 la traduzione pu\u00f2 sempre essere migliorata. Ringrazio Anna Ruchat che ha saputo valorizzare le nostre capacit\u00e0 individuali e arricchire quelle collettive.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Gabriella Motolese<\/strong>: Direi che la particolarit\u00e0 di questa esperienza di traduzione sta nel fatto che il lavoro in solitaria \u00e8 stato preceduto e seguito da un lavoro sinergico. La prima fase ci ha permesso di \u201caccordarci\u201d e \u201cancorarci\u201d al testo originale. Scelta che abbiamo seguito, ciascuna a suo modo e con le sfide che l\u2019autrice aveva sapientemente disseminato nel testo. Il lavoro di revisione effettuato insieme \u00e8 stato ancora pi\u00f9 impegnativo ma avvincente. Si trattava di riallineare le nostre versioni in modo da renderle il pi\u00f9 possibile coerenti e confluenti. Il tutto grazie alla sapiente regia di Anna Ruchat, che ci ha seguite per poi lasciare che prendessimo le nostre decisioni finali. In sintesi la preziosa arte del confronto, seguita dal momento delle scelte consapevoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Patrizia Ruth Pancaldi<\/strong>: Nessuno degli innumerevoli corsi di traduzione letteraria che ho frequentato \u00e8 riuscito a farmi prendere coscienza in forma realmente piena e consapevole dei miei personali punti critici, sui quali avrei dovuto lavorare, e delle mie reali potenzialit\u00e0. La formula ampiamente in presenza abbinata ai tempi lunghi di un anno accademico hanno consentito a questo mio reale processo di mutamento e rinascita, come farfalla da bozzolo, di potersi dipanare con massimo profitto. Nel mio percorso potrei dire che c\u2019\u00e8 un \u201cprima\u201d e un \u201cdopo\u201d Anna Ruchat: ora sono cosciente appieno dei miei punti di forza e delle mie debolezze, li intuisco, mi autocorreggo, ho acquisito una sicurezza e un senso critico che mi mancavano e posseggo gli strumenti per procedere con slancio nel mio cammino di traduttrice letteraria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Bettina Ricceri<\/strong>: Venivo da un\u2019esperienza di master solitaria e sentivo il bisogno di misurarmi in un contesto vivace e di scambio. E cos\u00ec \u00e8 stato. Nella fase preparatoria alla traduzione del&nbsp;<em>Taccuino<\/em>&nbsp;Anna ci ha guidate e abbiamo avuto modo di conoscerci, misurarci e mettere a punto un nostro metodo di lavoro. Questo mi ha consentito di acquisire e interiorizzare nuovi approcci al testo e di pormi questioni che prima non mi ponevo; mentre lavoravo alla mia parte del&nbsp;<em>Taccuino<\/em>&nbsp;facevo ricorso alle strategie che avevo osservato e imparato a lezione da Anna e dalle mie compagne. Una pratica solitaria per definizione con l\u2019esperienza di Lugano per me si \u00e8 arricchita di un coro di voci e punti di vista che continuo a portare con me quando traduco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Stefania Siddu<\/strong>: Abbiamo imparato tantissime cose utili sulla traduzione, anche perch\u00e9, prima del\u00a0<em>S\u00fcdsudelbuch<\/em>, abbiamo tradotto diversi testi per esercitarci e conoscerci. Penso che il corso mi abbia dato in particolare la possibilit\u00e0 di scoprire qualcosa di nuovo su di me come lettrice e traduttrice. Grazie agli incontri regolari e all\u2019atteggiamento accogliente di Anna Ruchat, pronta all\u2019ascolto delle proposte traduttive e alla valorizzazione delle capacit\u00e0 individuali delle partecipanti, ho capito ad esempio che provo molto interesse e piacere nel leggere e tradurre neologismi e che nel farlo si pu\u00f2 osare molto di pi\u00f9 di quanto credessi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pubblicato su: viceversa Litt\u00e9rature.ch, il<em> 23.10.2023<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"https:\/\/www.viceversalitterature.ch\/article\/24834\">https:\/\/www.viceversalitterature.ch\/article\/24834<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista ad Anna Ruchat, direttrice e ideatrice del corso di traduzione editoriale (CTE) promosso dalla Casa della Letteratura di Lugano, sull\u2019avventura della traduzione (per mano di sei traduttrici!) di\u00a0Taccuino delle scribacchiature del sud, con una domanda finale alle traduttrici. 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